Il mio 11 marzo

Stanotte alle 3 mi sono svegliata con la precisa sensazione di dover scrivere e le idee sembravano fluire liberamente, ma forse era solo il dormiveglia a farmele sembrare così chiare (visto che ora sono tornate ad essere il solito guazzabuglio).
Oggi sono 10 settimane che non lavoro (la data dell’11 marzo rimarrà doppiamente impressa nella mia memoria) e ancora non mi sono abituata del tutto a questo tempo libero così inaspettato. Per un po’ ho avuto la sensazione che si trattasse di ferie e sentivo ancora un legame molto forte con quelli che per 4 anni sono stati il mio ruolo e i miei doveri. Ora quella sensazione sta pian piano affievolendosi, ma non so bene da cosa sia stata rimpiazzata. Da una parte mi sembra di stare regredendo a uno stadio infantile-adolescenziale, come se durante gli ultimi anni avessi solo giocato a fare la persona adulta e ora fossi tornata a uno spensierato nido d’infanzia che più mi appartiene. Dall’altra parte ho tanta voglia di fare nuove esperienze, di imparare cose nuove, di nutrirmi di nuovi stimoli.
Ma si tratta anche, inevitabilmente, di un periodo preparatorio, in cui dentro di me sto facendo spazio all’idea di quello che succederà tra qualche mese, e ancora non credo di avere metabolizzato del tutto questa enorme novità, e insieme alla felicità c’è l’ansia, è un continuo alternarsi di gioia e preoccupazioni, eppure fondamentalmente sono molto più serena rispetto al passato e riesco a credere che quello che mi è stato fatto con cattiveria, questo allontanamento così brutale, possa rivelarsi un bellissimo regalo. E già lo sta facendo visto che sto avendo la possibilità di trascorrere molto tempo con la mia famiglia proprio in un momento in cui ne ha più bisogno, e riesco a documentarmi con calma su ciò che più mi preme ora.
E no, a chi me lo chiede rispondo sempre che non c’è noia, di emozioni ne provo tante, quasi sempre contrastanti, ma no, questa strana libertà non è mai noiosa e mi sta permettendo di andare in direzioni che per me erano sconosciute. E trovo stupefacente togliere il velo dell’ignoranza su argomenti che prima d’ora non avevo mai affrontato, e sento il cervello riattivarsi, come se certe zone fossero rimaste addormentate per troppo tempo…

Sto godendo di una calma che forse non potrò mai più sperimentare in futuro (ma chissà… in fondo l’avevo pensato anche nel 2008) e così cerco di smaltire tutti i possibili arretrati fra film, telefilm, libri, fumetti, giornali, e in realtà non è possibile arrivare a un punto zero perché con i miei interessi ho un atteggiamento troppo bulimico, seppure discontinuo, ma cerco di non farmi prendere da quella che in passato era l’ansia di vedere e leggere tutto, perché umanamente non è possibile, e quindi cerco di essere un po’ più selettiva, taglio i rami secchi senza troppi rimpianti e vado avanti senza guardarmi indietro, forse perché comincio a percepire che non ho più una distesa infinita di giorni davanti a me. E so che probabilmente certi posti non li visiterò mai, né che riuscirò a imparare quelle lingue che mi interessano, né che riuscirò a leggere davvero tutti quei libri che ho in wishlist, ma va bene così, perché mentre lascio andare qualche sogno e qualche speranza la mia vita mi riserva altrettante cose belle, e non sia mai che io non riesca a vederle solo perché rimango aggrappata testardamente a certi sogni di vecchia data.

[L’immagine allegata è tratta da un bellissimo blog di cui avrei voglia di pubblicare ogni singola immagine: http://www.snotm.com]

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Il mandala della civiltà

I grandi artisti scoprono e catturano un certo tipo di bellezza; colonizzano la natura per noi, che guardiamo il mondo con occhi arricchiti dal loro discernimento. L’arte imita la natura, la natura imita l’arte; si produce un ciclo di cause ed effetti in cui restiamo coinvolti. Questa è la civiltà, un’unità simile a un mandala di uomo, natura, arte e religione, dove gli echi di ognuna di queste componenti si ripetono a differenti livelli di esistenza e di coscienza.

Giappone Mandala – Fosco Maraini

Happy Anniversary!

Saggezza lisergica

Da un’intervista a Tom Robbins (Vanity Fair – 20/10/10):

Mi piacerebbe far capire ai bambini che il mondo è un posto bizzarro, che non bisogna fidarsi di nessuna istituzione, che la sicurezza è un miraggio, la celebrità ridicola, la libertà più dolce della fama o del denaro, che l’umorismo è saggezza e anche un metodo di sopravvivenza, e che, alla fine, l’amore è l’unica cosa importante.

Si muero…

Ho appena letto un libro di Gabriella Gasperini senza infamia e senza lode grazie al quale ho scoperto una poesia notevole di NERUDA:

SI MUERO sobrevíveme con tanta fuerza pura
que despiertes la furia del pálido y del frío,
de sur a sur levanta tus ojos indelebles,
de sol a sol que suene tu boca de guitarra.

No quiero que vacilen tu risa ni tus pasos,
no quiero que se muera mi herencia de alegría,
no llames a mi pecho, estoy ausente.
Vive en mi ausencia como en una casa.

Es una casa tan grande la ausencia
que pasarás en ella a través de los muros
y colgarás los cuadros en el aire.

Es una casa tan transparente la ausencia
que yo sin vida te veré vivir
y si sufres, mi amor, me moriré otra vez.

Cattiva maestra

Seguo un numero vergognosamente alto di serie tv perciò ogni tanto è vitale (se voglio continuare a fare anche altro nella vita) fare le pulizie e il cambio di stagione.

Abbandonate recentemente (fra fine stagione 2009-2010 e inizio 2010-2011):

– Grey’s Anatomy

– Private Practice

– Life Unexpected

mi procuravano solo noia e fastidio, in particolare la prima, peccato, le prime stagioni le avevo amate molto!

Infine come decisione odierna… Desperate Housewives.

Anche in questo caso abbandono con una certa amarezza, ero affezionata ai personaggi di questa serie, in particolare Lynette, ma ormai questa serie si trascina troppo stancamente già da qualche stagione e la scelta di introdurre Vanessa Williams invece di stuzzicare il mio interesse mi ha solo fatto rimpiangere Ugly Betty (che già di per sé non era un capolavoro…).

New Entry della stagione:

– The Event

– Running Wilde con la mia adorata Keri Russell (peccato sia già a rischio cancellazione ç__ç )

– Boardwalk Empire

– Single Father – serie UK con David Tennant (- USA + UK sarebbe già una buona regola da seguire per ottimizzare…)

Alla fine il numero tale di serie in corso supera comunque il 30 … per una persona che dice di non guardare la tv (ma io intendo italiana 😀 ) non è male!

La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.

(“Viaggio in Portogallo” – José Saramago)

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