La filosofia del non – umano (M. Terragni)

Un brano di Marina Terragni dall’ultimo Io Donna (31/07/10):

[…]
Non ho più il mio Tom, e osservo attentamente i suoi cospecifici, alla malinconica ricerca di un po’ di caninità. Ma mi accontento anche di guardare i gatti, o molto meno: una gazza, una lucertolina sul terrazzo, una rana, l’andirivieni di una formica lavoratrice, una foglia nuova del mio limone. Pur di entrare in contatto empatico con il non-umano, non saprei come altro chiamarlo, che vive e brulica a prescindere da noi, in molti casi nonostante noi. Anche in una foglia tremolante c’è un po’ del mio amico perduto.
C’è un mistero nel non-umano che va ben oltre le nostre supponenti proiezioni antropomorfizzanti. Mi pare che queste creature sappiano qualcosa di essenziale della vita che a noi sfugge, e siano qui a testimoniarcelo. La luce di una consapevolezza che ho intravisto anche nello sguardo di certi neonati, e negli occhi opachi di certi anziani. Come se noi umani fossimo condannati, per macchia originale, a stare lontani dal segreto: abbiamo voluto sapere e non sappiamo più nulla. Ma appena individuati, o sul punto di de-individuarci per tornare nella luce, ne risplendiamo. A questo mistero, per comodità, si può dare il nome di Dio, o di Amore.

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un pensiero condivisibile sul fumetto…

Cito da "Sette" di qualche settimana fa :

"Il fumetto continua a essere sottovalutato in Italia, a essere considerato un genere di serie B, malgrado gli sforzi eroici che fece in proposito Oreste del Buono per imporlo ai piani alti della cultura. Resta un sospetto di fondo, una remora, un pregiudizio. Eppure […] il fumetto non è semplicemente un genere o sottogenere letterario, è molto di più, è proprio un medium a se stante, un mezzo, un linguaggio autonomo come quello del cinema o della televisione, con sue caratteristiche e proprietà originali. Speriamo di colmare al più presto questo ritardo culturale" (Antonio D’Orrico)