Il peso delle cose

Ieri pomeriggio è stato dedicato quasi esclusivamente alla ricerca di un simpatico portaposate giallo canarino che sarebbe dovuto servire a Mr.Supy nella sua prossima trasferta. Insieme a mamma e papà ho rivoltato mezza casa in un crescendo di recriminazioni e accuse: “l’hai lasciato in ospedale!”; “sei tu che metti via le cose quindi te lo sei perso”; “no, lì non può essere” etc etc… Naturalmente dopo i primi 5 minuti non si trattava più del portaposate ma era diventata una questione di PRINCIPIO, termine subdolo che andrebbe usato, a parole e nei fatti, con estrema cautela per evitare faide e risse familiari.

Nel corso della nostra avventurosa quest è saltato fuori un po’ di tutto: da musicassette con le registrazioni delle canzoni di Sanremo dell’87 alle camicie da notte della defunta nonna, da vecchi assorbenti di stoffa (che ora mia madre vuole riciclare come strofinacci! Tranquilli, quei pezzi di stoffa non sono mai stati usati per il loro scopo primario…) al mio zaino fucsia delle medie! Nella mia furia omicida verso gli oggetti del passato avrei voluto fare piazza pulita di sacchi di roba, ma mi è stato impedito perché “sono ricordi” o “si possono ancora usare”. Con somma frustrazione mi sono così dovuta limitare a togliere la polvere e riordinare un po’…

E intanto riflettevo: quante delle cose che possediamo ci servono veramente? E quante invece conserviamo perché “non si sa mai” oppure perché “sono un ricordo”? Secondo me la maggior parte degli oggetti in una casa, soprattutto dopo 30-40 anni di matrimonio, è inutile, un peso, il vero “white man’s burden” non è più il metaforico compito di civilizzare le popolazioni incivili, diventato con il tempo il più politically correct “portare la democrazia”, bensì il reale e tangibile peso degli oggetti che accumuliamo freneticamente e che ci stanno sul groppone… Lo dicono anche i cinesi e il loro Feng-Shui: accumulare oggetti che non vengono utilizzati significa accumulare energia negativa!

Ma anche disfarsi di tutte quelle cose inutili che infestano le nostre case non servirebbe a molto se non facessimo piazza pulita anche nella nostra testa. Infatti alla prossima “gita” all’ipermercato vedendo in bella mostra un portastuzzicadenti dal design accattivante, non sapremmo esimerci dal farlo nostro e il ciclo ricomincerebbe… E allora tutto sta nel rendersi conto di quanto quotidianamente veniamo manipolati al fine di comprare comprare comprare… non importa cosa, l’importante è che girino i soldi, come in quella pubblicità in cui l’omino con la sua sportina d’acquisti veniva ringraziato da chiunque incontrasse perché faceva girare l’economia. Non voglio fare l’anticapitalista, però sempre più spesso mi fermo a riflettere su cosa sia davvero utile, su cosa sia più giusto comprare o meno, su cosa si riveli davvero necessario per la nostra vita.
Quando parlo di oggetti utili non parlo solo di cose che ci facilitano la vita e che ci fanno risparmiare tempo, come per esempio gli elettrodomestici, ma parlo anche di quegli oggetti dalla non specifica utilità materiale che rendono, però, la nostra vita migliore, che ci fanno stare bene.
Perché alla fine è tutto lì… cosa ci rende felici? Ci sono oggetti che possono darci serenità e gioia? Se la prima classe di oggetti, come appunto gli elettrodomestici, possono darci un po’ di tempo prezioso, la seconda classe è quella con cui dovremmo impiegare parte del nostro tempo risparmiato. Nel mio caso si tratta di libri, dvd, cd musicali, videogiochi… beh in particolare libri, senza i quali, secondo i miei personali standard, anche una casa oggettivamente bellissima, perde ogni suo fascino. Ma alla fin fine anche un soprammobile può essere “utile” se davvero ci piace, se passandoci davanti anche dopo 30 anni ci trasmette qualcosa, che sia puro piacere estetico o il ricordo della persona che ce l’ha regalato… Ebbene sì, nonostante la furia di cui ho parlato sopra, non voglio fare una crociata contro gli oggetti colpevoli di essere “solo” ricordi, non sono così pragmatica, rimango una sentimentale. L’utilità maggiore per me non è quella più pratica e immediata di una lavastoviglie, ma le emozioni che ti trasmette un libro o un film… perciò ben vengano oggetti che sono “ricordi” e risvegliano in noi piacevoli sensazioni, ma senza che questi reperti
del passato si accumulino all’infinito inghiottendo il presente. La mia
tendenza naturale è stata fin da piccola quella di conservare, ed è, come ho già fatto notare, un problema di famiglia , ma negli ultimi anni sto cercando di praticare un certo distacco dagli oggetti che credo possa andare di pari passo col distacco da certe mie insicurezze. Perché in fondo che altro sono le persone avare e avide se non delle persone insicure? E su cosa punta la pubblicità per fare presa sull’acquirente? Sempre sulle insicurezze: “se comprerai questo non sarai più il solito sfigato, ma sarai trendy, figo etc… e sarai accettato” perché la cosa più importante per un insicuro è essere “normale”, è essere come tutti gli altri, non distinguersi dalla massa. Ma se fino all’adolescenza questo può essere un atteggiamento comprensibile, dopo diventa abbastanza patetico. E la pubblicità vuole che noi restiamo degli eterni adolescenti, inducendoci bisogni e relative ansie da scacciare con il prossimo acquisto. E il campo della tecnologia, in cui tutto diventa obsoleto in poco tempo, pare essere diventato il nuovo parco giochi nel quale farsi belli agli occhi degli altri bimbetti, qualunque sia la loro età anagrafica… Non sono contraria ai telefonini o ai televisori al plasma, ma non capisco perché uno debba buttare un oggetto perfettamente funzionante solo perché è uscito un nuovo modello… odio gli sprechi… e infatti quando prima parlavo di “buttare” cose inutili, in realtà intendevo riciclare, ovvero, tolte le cose rotte e davvero inservibili, trovare un nuovo padrone che possa maggiormente apprezzare quello che in casa nostra è solo un peso morto… per questo trovo davvero ammirevole l’idea del freecycle (questo è l’indirizzo del sito USA http://www.freecycle.org/
ma esistono anche gruppi italiani) e molto affascinante uno stile di vita davvero estremo e rivoluzionario come quello dei freegan ( http://www.freegan.info/ ). A causa della mia pigrizia farei una fatica immane a essere vegan, figuriamoci freegan!  (Ma non si sa mai, fino a qualche anno fa credevo fosse impossibile smettere di mangiare carne e ora sono felicissima della mia scelta e sempre più convinta ogni giorno che passa di avere fatto la cosa giusta!) Per ora, oltre a fare
space clearing nei miei cassetti, mi limito a fare viaggiare i libri con il bookcrossing, poi in futuro chissà che non diventi così “zen” da sapere abitare in una casa minimal di stile giapponese!

Ah, dopo ore e ore di battaglia la nostra casa si è arresa, forse la nostra tenacia l’ha impietosita… e così ha rigurgitato il portaposate
che si trovava in uno dei “soliti” posti tra i più usati e accessibili… -_-‘
Credo sia stata una piccola beffa per costringerci a ripulirla un po’…

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