Wrong about Japan – Peter Carey

Ho appena finito di leggere Wrong
about Japan
(tradotto malamente in italiano con: Manga, fast food e
samurai – un Giappone tutto sbagliato
) di Peter Carey, autore australiano
conosciuto soprattutto per Oscar&Lucinda. Mi sono avvicinata a
questo libro con curiosità e interesse (come sempre quando si parla di questo
paese), ma anche con tanta diffidenza. Di castronerie sul Giappone e i
giapponesi ne sento e ne leggo ogni giorno e puntualmente mi monta una gran
rabbia… inoltre le prime righe del libro raccontano di come Carey si avvicinò
all’universo Giappone per capire meglio l’introverso figlio dodicenne
appassionato di anime, manga e film nipponici. Charlie noleggia L’estate di
Kikujiro
e il padre scrive: "film giapponese che
racconta l’incontro tra un ragazzino e un simpatico mezzo delinquente un po’
schizzato interpretato da un certo Beat Takeshi". Un certo Beat Takeshi???
Cominciamo male, io son lì che penso
furiosa:
"Ma brutto ignorante,
come fai a scrivere sul Giappone e a non conoscere l’Immenso Kitano?!?" Ma poi pian piano Carey mi conquista perché è
curioso e umile, vuole davvero entrare nella testa del figlio e di quegli
strani alieni (o essere mutanti come li definisce Charlie includendo se stesso)
che sono i giapponesi. Dopo essersi documentati e aver preso contatti per interessanti
incontri, Carey sr. e jr. partono alla volta del Giappone anche se i loro
interessi si rivelano divergenti… Peter vorrebbe esplorare il Vero Giappone
fatto di teatro kabuki, antiche spade e racconti sulla seconda guerra mondiale
e l’impatto delle atomiche, Charlie è interessato esclusivamente alla
tecnologia, videogiochi, anime… e non sembra rimanere deluso quando Tomino,
creatore di Gundam, rivela come questo famoso anime sia nato esclusivamente per
vendere giocattoli e senza alcuna ispirazione artistica. Io mi sento vicina a
entrambi, interessata come sono a qualsiasi aspetto di quel paese così
multiforme, e mi identifico sia col padre desideroso di scoprire i giapponesi
scavando nella loro antica cultura, sia nel figlio attratto dalla colorata e
luccicante patina tecnologica e futuristica del Giappone odierno.
Le mie reticenze su Carey cadono definitivamente quando, di fronte a un
quindicenne indigeno che liquida Miyazaki come il "Walt Disney
giapponese", scrive: "Miyazaki è un grande artista, il che è ben
altra cosa rispetto all’essere un artista di grande successo. Il suo My
Neighbor Totoro
è un autentico capolavoro, che regge tranquillamente anche
più visioni successive, un’opera dai contenuti ben più corposi di quanto non
siano, per esempio, Bambi o Biancaneve". Ok sei perdonato,
ora però fila a recuperare la filmografia di Kitano! 
L’ultimo degli incontri/interviste di Carey è proprio a Miyazaki che,
nonostante l’incomunicabilità fra giapponese e inglese, riesce a trasmettere ai
suoi ospiti tutto il suo entusiasmo fanciullesco attraverso le immagini. La
traduttrice ci tiene a far sapere che: "Miyazaki ha detto che secondo lui
l’immaginazione è una delle facoltà più importanti dell’uomo. Lo scopo di tutte
le sue attività creative è stimolare l’immaginazione dei bambini, le
generazioni del futuro. Attraverso l’immaginazione possiamo creare un mondo
completamente diverso, dipende solo da come la usiamo. L’immaginazione può
generare delle virtù, ma anche armi distruttive capaci di mettere a repentaglio
il mondo intero. Miyazaki ha detto di essere preoccupato di questi possibili
rischi."

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Welcome joy, and welcome sorrow – John Keats

"Under the flag

Of each his faction, they to battle bring

Their embryon atoms."Milton



WELCOME joy, and welcome sorrow,

Lethe’s weed and Hermes’ feather;

Come to-day, and come to-morrow,

I do love you both together!

I love to mark sad faces in fair weather;

And hear a merry laugh amid the thunder;

Fair and foul I love together.

Meadows sweet where flames are under,

And a giggle at a wonder;

Visage sage at pantomine;

Funeral, and steeple-chime;

Infant playing with a skull;

Morning fair, and shipwreck’d hull;

Nightshade with the woodbine kissing;

Serpents in red roses hissing;

Cleopatra regal-dress’d

With the aspic at her breast;

Dancing music, music sad,

Both together, sane and mad;

Muses bright and muses pale;

Sombre Saturn, Momus hale; –

Laugh and sigh, and laugh again;

Oh the sweetness of the pain!

Muses bright, and muses pale,

Bare your faces of the veil;

Let me see; and let me write

Of the day, and of the night –

Both together: – let me slake

All my thirst for sweet heart-ache!

Let my bower be of yew,

Interwreath’d with myrtles new;

Pines and lime-trees full in bloom,

And my couch a low grass-tomb.

La mia poesia preferita di Keats, più delle celeberrime La belle Dame sans Merci od Ode on a Grecian Urn; è quella che mi rispecchia maggiormente: "Fair and foul I love together"

Il peso delle cose

Ieri pomeriggio è stato dedicato quasi esclusivamente alla ricerca di un simpatico portaposate giallo canarino che sarebbe dovuto servire a Mr.Supy nella sua prossima trasferta. Insieme a mamma e papà ho rivoltato mezza casa in un crescendo di recriminazioni e accuse: “l’hai lasciato in ospedale!”; “sei tu che metti via le cose quindi te lo sei perso”; “no, lì non può essere” etc etc… Naturalmente dopo i primi 5 minuti non si trattava più del portaposate ma era diventata una questione di PRINCIPIO, termine subdolo che andrebbe usato, a parole e nei fatti, con estrema cautela per evitare faide e risse familiari.

Nel corso della nostra avventurosa quest è saltato fuori un po’ di tutto: da musicassette con le registrazioni delle canzoni di Sanremo dell’87 alle camicie da notte della defunta nonna, da vecchi assorbenti di stoffa (che ora mia madre vuole riciclare come strofinacci! Tranquilli, quei pezzi di stoffa non sono mai stati usati per il loro scopo primario…) al mio zaino fucsia delle medie! Nella mia furia omicida verso gli oggetti del passato avrei voluto fare piazza pulita di sacchi di roba, ma mi è stato impedito perché “sono ricordi” o “si possono ancora usare”. Con somma frustrazione mi sono così dovuta limitare a togliere la polvere e riordinare un po’…

E intanto riflettevo: quante delle cose che possediamo ci servono veramente? E quante invece conserviamo perché “non si sa mai” oppure perché “sono un ricordo”? Secondo me la maggior parte degli oggetti in una casa, soprattutto dopo 30-40 anni di matrimonio, è inutile, un peso, il vero “white man’s burden” non è più il metaforico compito di civilizzare le popolazioni incivili, diventato con il tempo il più politically correct “portare la democrazia”, bensì il reale e tangibile peso degli oggetti che accumuliamo freneticamente e che ci stanno sul groppone… Lo dicono anche i cinesi e il loro Feng-Shui: accumulare oggetti che non vengono utilizzati significa accumulare energia negativa!

Ma anche disfarsi di tutte quelle cose inutili che infestano le nostre case non servirebbe a molto se non facessimo piazza pulita anche nella nostra testa. Infatti alla prossima “gita” all’ipermercato vedendo in bella mostra un portastuzzicadenti dal design accattivante, non sapremmo esimerci dal farlo nostro e il ciclo ricomincerebbe… E allora tutto sta nel rendersi conto di quanto quotidianamente veniamo manipolati al fine di comprare comprare comprare… non importa cosa, l’importante è che girino i soldi, come in quella pubblicità in cui l’omino con la sua sportina d’acquisti veniva ringraziato da chiunque incontrasse perché faceva girare l’economia. Non voglio fare l’anticapitalista, però sempre più spesso mi fermo a riflettere su cosa sia davvero utile, su cosa sia più giusto comprare o meno, su cosa si riveli davvero necessario per la nostra vita.
Quando parlo di oggetti utili non parlo solo di cose che ci facilitano la vita e che ci fanno risparmiare tempo, come per esempio gli elettrodomestici, ma parlo anche di quegli oggetti dalla non specifica utilità materiale che rendono, però, la nostra vita migliore, che ci fanno stare bene.
Perché alla fine è tutto lì… cosa ci rende felici? Ci sono oggetti che possono darci serenità e gioia? Se la prima classe di oggetti, come appunto gli elettrodomestici, possono darci un po’ di tempo prezioso, la seconda classe è quella con cui dovremmo impiegare parte del nostro tempo risparmiato. Nel mio caso si tratta di libri, dvd, cd musicali, videogiochi… beh in particolare libri, senza i quali, secondo i miei personali standard, anche una casa oggettivamente bellissima, perde ogni suo fascino. Ma alla fin fine anche un soprammobile può essere “utile” se davvero ci piace, se passandoci davanti anche dopo 30 anni ci trasmette qualcosa, che sia puro piacere estetico o il ricordo della persona che ce l’ha regalato… Ebbene sì, nonostante la furia di cui ho parlato sopra, non voglio fare una crociata contro gli oggetti colpevoli di essere “solo” ricordi, non sono così pragmatica, rimango una sentimentale. L’utilità maggiore per me non è quella più pratica e immediata di una lavastoviglie, ma le emozioni che ti trasmette un libro o un film… perciò ben vengano oggetti che sono “ricordi” e risvegliano in noi piacevoli sensazioni, ma senza che questi reperti
del passato si accumulino all’infinito inghiottendo il presente. La mia
tendenza naturale è stata fin da piccola quella di conservare, ed è, come ho già fatto notare, un problema di famiglia , ma negli ultimi anni sto cercando di praticare un certo distacco dagli oggetti che credo possa andare di pari passo col distacco da certe mie insicurezze. Perché in fondo che altro sono le persone avare e avide se non delle persone insicure? E su cosa punta la pubblicità per fare presa sull’acquirente? Sempre sulle insicurezze: “se comprerai questo non sarai più il solito sfigato, ma sarai trendy, figo etc… e sarai accettato” perché la cosa più importante per un insicuro è essere “normale”, è essere come tutti gli altri, non distinguersi dalla massa. Ma se fino all’adolescenza questo può essere un atteggiamento comprensibile, dopo diventa abbastanza patetico. E la pubblicità vuole che noi restiamo degli eterni adolescenti, inducendoci bisogni e relative ansie da scacciare con il prossimo acquisto. E il campo della tecnologia, in cui tutto diventa obsoleto in poco tempo, pare essere diventato il nuovo parco giochi nel quale farsi belli agli occhi degli altri bimbetti, qualunque sia la loro età anagrafica… Non sono contraria ai telefonini o ai televisori al plasma, ma non capisco perché uno debba buttare un oggetto perfettamente funzionante solo perché è uscito un nuovo modello… odio gli sprechi… e infatti quando prima parlavo di “buttare” cose inutili, in realtà intendevo riciclare, ovvero, tolte le cose rotte e davvero inservibili, trovare un nuovo padrone che possa maggiormente apprezzare quello che in casa nostra è solo un peso morto… per questo trovo davvero ammirevole l’idea del freecycle (questo è l’indirizzo del sito USA http://www.freecycle.org/
ma esistono anche gruppi italiani) e molto affascinante uno stile di vita davvero estremo e rivoluzionario come quello dei freegan ( http://www.freegan.info/ ). A causa della mia pigrizia farei una fatica immane a essere vegan, figuriamoci freegan!  (Ma non si sa mai, fino a qualche anno fa credevo fosse impossibile smettere di mangiare carne e ora sono felicissima della mia scelta e sempre più convinta ogni giorno che passa di avere fatto la cosa giusta!) Per ora, oltre a fare
space clearing nei miei cassetti, mi limito a fare viaggiare i libri con il bookcrossing, poi in futuro chissà che non diventi così “zen” da sapere abitare in una casa minimal di stile giapponese!

Ah, dopo ore e ore di battaglia la nostra casa si è arresa, forse la nostra tenacia l’ha impietosita… e così ha rigurgitato il portaposate
che si trovava in uno dei “soliti” posti tra i più usati e accessibili… -_-‘
Credo sia stata una piccola beffa per costringerci a ripulirla un po’…

Il meglio (e il peggio) del 2006, ancora liste! :D

Copio qui i voti espressi sul forum dello SMO sui
migliori e peggiori shoujo manga dell’anno passato. Naturalmente non ho letto
tutto ciò che è stato pubblicato, ma, soprattutto grazie alla Claudia che mi fa
scroccare, ho spaziato abbastanza! ^_^ Molte serie non sono concluse quindi il
mio giudizio futuro potrebbe cambiare…


Migliore serie
:

1 – La clessidra
2 – Non sono un angelo
3 – Happy Mania
4 – Cat Street
5 – Venus in love

Piaciuti particolarmente anche: Partner; Host Club e I love
you baby


Miglior volume unico
:

1 – Questo non e’ il mio corpo
2 – Free Soul
3 – Never Ending Heart
4 – Cactus

E ora i peggiori in assoluto (fermo restando che molti mi sono rifiutata di
comprarli/scroccarli, come per esempio la mia odiata Saito e il suo First
Girl):

1 – Get you (atroce)
2 – B.O.D.Y. (‘na sbobba noiosissima, come ha detto qualcuno "il manga senza
trama", inspiegabile il suo successo!! *_*)
3 – Scegli me (terra-terra)
4 – Ma quando mai?! (insulso, e poi basta con ’sti fratelli o pseudo fratelli che
si innamorano, che schifo e che due scatole!)
5 – Il fiore del sonno profondo (non bruttissimo, più che altro delusione per un
buon potenziale tirato via)


E ora, visto che abbandonare le liste è difficile, ecco i migliori film del
2006
(o meglio: quelli che mi sono piaciuti di più fra le uscite in Italia nel
2006):



Match Point


Brokeback Mountain


Volver


La vita segreta delle parole


The Constant Gardener


Grizzly Man


La guerra di Mario


Il caimano


The New World


Il cane giallo della Mongolia


United 93


Flags of Our Fathers


Anche libero va bene


Moolaadé


The Prestige




Menzione speciale per 2 film non distruibiti in Italia: Sylvia e The Ballad of
Jack and Rose.