“I wish I could disappear off the face of the earth”

Cerco di non vivere al 100% in questa realtà per non percepire pienamente quel terrore che altrimenti mi soffocherebbe e mi inibirebbe ogni tipo di azione. Levito appena appena sospesa concentrandomi su diversi piani di pensiero, su livelli che vanno oltre la materialità quotidiana, per schivare la paura di non essere all’altezza delle aspettative altrui, di deludere chi mi sta vicino andando in pezzi, di accorgermi che ho buttato anni della mia vita che non torneranno mai più… e torno sempre su quelle pagine che a ogni lettura si scoprono più dense e più forti e che incredibilmente ancora mi commuovono. C’è la tensione e l’ansia di non riuscire a dare al mio lavoro una forma che sia degna del materiale di partenza e c’è la consolazione e lo struggimento di pagine perfette, di parole che non possono essere spostate di un millimetro, dell’esattezza del pensiero così com’è stato concepito, che danno la misura della grandezza dell’uomo quando riesce a esprimersi al meglio.
C’è una violenta guerra in atto, nuova di zecca ma con attori vecchi, persone VERE muoiono e io non ne vengo minimamente sfiorata, non me ne importa, non mi riguarda… ma se invece leggo il biglietto che Blanche lasciò prima di morire mi vengono giù le lacrime… mi sento un po’ come lei, così marginale e inutile… Christabel no, Christabel è una dea e non ci si può identificare in una divinità, la si può solo adorare come fecero tutti quelli che la conobbero intimamente…
Il senso di colpa cresce come un tumore in me, a volte penso che debba essere visibile, come un’escrescenza, non può essere talmente enorme e nascondersi in questo piccolo corpo… eppure ancora reggo, ancora riesco a tenere insieme i pezzi, ma lo faccio così faticosamente che mi chiedo se una volta conclusasi questa fase riuscirò ad aprirne un’altra, più difficile, più reale, oppure avrò esaurito ogni forza, avrò un down spaventoso e mi rinchiuderò in un recinto passato di pazzia?
Non sono più lei, non sono più lei, mi ripeto come un mantra nei momenti difficili eppure il suo fantasma terrorizza anche solo quando fa capolino debolmente, figuriamoci quando si mostra col suo ghigno beffardo e gli occhi vacui… attuerò tutte le mie strategie, quelle che ho imparato negli ultimi anni, per riuscire a combatterla e mantenere l’equilibrio, non mi importa se è precario, non posso permettermi di tornare indietro… so che dentro di me c’è un nucleo di forza più prepotente e orgoglioso di una volta e mi appellerò a quello per vincere.
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Norwegian Wood

E’ una cosa che odio, stare tutto il giono a casa ad aspettare che il telefono squilli. A stare da sola così, ho la sensazione che il corpo poco a poco vada a male. Imputridisce sempre di più e si scioglie fino a diventare un liquido verdastro, poi questo liquido viene inghiottito dalla terra, e alla fine non rimangono che i vestiti. Ecco che effetto mi fa stare una giornata intera bloccata ad aspettare.
(Norwegian Wood – Haruki Murakami)

Abulia

Comincia un’altra settimana e a me sembra che sia domenica; è di nuovo caldo e in casa si fa buio per impedirgli di entrare; dovrei andare a Forlì ma mi manca la spinta giusta per vestirmi, prepararmi, camminare, prendere il treno, osservare la gente; aspetto una telefonata e mi arrabbio stancamente per la mancanza di rispetto altrui; penso che ieri sera avrei voluto festeggiare ma che mi sarei smaghita presto di certe esternazioni barbare e nonostante ciò mi rimane il rimpianto di non avere saltellato in compagnia come una scema; ho l’armadio pieno di vestiti eppure vorrei comprarmi qualche cosa che non mi serve ai saldi, e ho la libreria piena di libri non letti ma vorrei approfittare delle offerte estive; ho una sveglia e lo stereo rotti ma uso il cellulare e il pc per sopperire; ottimizzo liste per scacciare l’ansia; ho fame ma non c’è niente che mi vada di mangiare…

rido di me stessa e penso che domani per una legge compensatoria dovrò scoppiare d’energia!

La banda dei brocchi

Mi domando se l’esperienza possa veramente essere distillata e ridotta a pochi momenti straordinari, forse sei o sette, che ci vengono concessi in una vita intera: e per di più ogni tentativo di scoprire un nesso tra di loro è futile. E mi domando se ci sono momenti nella vita che non soltanto "varrebbe la pena spendere mondi interi per acquistarli", ma sono anche così pieni d’emozione che si dilatano, diventano attimi senza tempo …
(La banda dei brocchi – Jonathan Coe)

Il senso della fine

Gli uomini, come i poeti, quando nascono irrompono in medias res; muoiono anche in mediis rebus e per dare un senso al loro breve respiro, hanno bisogno di crearsi una fittizia armonia fra inizio e fine, che poi vuol dire dare un significato alla vita e alla poesia.
(Frank Kermode, Il senso della fine)